L’emigrazione

Nel XIX secolo Barga, da enclave fiorentina in Valle del Serchio, si trovò a far parte del neonato Stato italiano.

Cabina telefonica rossa - veduta esterna

Nel XIX secolo Barga, da enclave fiorentina in Valle del Serchio, si trovò a far parte del neonato Stato italiano. Paradossalmente si aprì una stagione difficile: l’improvvisa perdita dei privilegi fiscali goduti come isola fiorentina in territorio lucchese, causò alla cittadina un inaspettato impoverimento. Fu così che dal Barghigiano partirono consistenti ondate migratorie verso i paesi esteri, in cerca di fortuna. Barga conosceva già il fenomeno dell’emigrazione, che rimaneva però stagionale e circoscritta a necessità lavorative. L’emigrazione dei secoli XIX-XX vide invece i barghigiani stabilirsi nei paesi di tutto il mondo, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, dalle nazioni europee al Sud America. Se i primi partirono soprattutto come figurinai di gesso, gli emigrati si specializzarono poi in numerose attività, soprattutto in ambito ristorativo. Una consistente ondata fu quella diretta verso la Scozia, tanto che oggi Barga si fregia del titolo di “the most Scottish town in Italy”. Ecco perché ogni anno si tiene la sagra del “Fish & Chips” (piatto tipico con il cui commercio i migranti barghigiani fecero fortuna) e perché a settembre si tiene lo “Scottish Weekend”.

Un tratto accentuato dell’emigrazione barghigiana fu l’idea del ritorno in patria: se molti rimasero nei paesi in cui avevano cercato fortuna, altrettanti fecero rientro nella città natia, portando con sé le tradizioni e l’identità culturale del paese adottivo, unitamente alle ricchezze materiali, i cui risultati si possono vedere ancora oggi nella schiera di ville neoliberty ed eclettiche costruite dai migranti di ritorno.

A sottolineare il forte legame, nel 1949 fu fondato da Bruno Sereni il Giornale di Barga, definito “Voce indipendente di unità ideale con i Barghigiani all’estero”. Il Giornale battezzò gli emigranti rimasti nei paesi di destinazione “bargoesteri”: un felice neologismo che trova riscontro sino ad oggi.

A riconoscere già dagli inizi l’importanza del fenomeno migratorio fu il poeta Giovanni Pascoli, che dedicò a questo tema alcune delle sue più belle opere.

Ultimo aggiornamento: 27/02/2025, 12:31

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