Ultimo aggiornamento: 27/02/2025, 12:33
Barga a tavola
L’enogastronomia barghigiana è strettamente legata al territorio e ai suoi prodotti spontanei.

L’enogastronomia barghigiana è strettamente legata al territorio e ai suoi prodotti spontanei.
Partendo dal granturco (in particolare dal tipo detto Ottofile), si ottiene la farina alla base della polenta, piatto tipico che attraversa i secoli, accompagnata da intingoli o altri accompagnamenti. Con la farina si ottiene inoltre la farinata, cotta nel brodo anziché nell’acqua.
Tra i cereali coltivati, si ricorda il farro della Garfagnana che serve per cucinare minestre, zuppe, insalate, torte salate e molto altro.
Sulla tavola dei barghigiani non possono mancare salumi (come il biroldo, insaccato aromatizzato con numerose spezie, il prosciutto “bazzone” e la mondiola, un salame arricchito con profumi speziati e aromi) e formaggi di pecora o di mucca.
Oltre a prodotti come il miele, il territorio è ricco dei frutti del sottobosco come funghi e frutti di bosco.
Una menzione a parte merita ovviamente la castagna. Il castagno, “albero del pane” (come lo definiva Giovanni Pascoli), è stato alla base dell’alimentazione locale per secoli. Le castagne e la farina che ne deriva vengono cucinate per numerose prelibatezze, dolci e salate: polenta di neccio, necci, castagnacci, frittelle.
Anche se Barga è in altura, non ci scordiamo del pesce: nei torrenti si continua a praticare la pesca della trota, mentre gli emigranti hanno importato e fatto attecchire l’insolita tradizione del Fish & Chips.
La dominazione fiorentina emerge anche nella cucina: si pensi ai tradizionali befanini (un biscotto di pasta frolla finemente lavorato con decorazioni in marzapane bagnato di alchermes), o alla “pasimata”, un pane dolce con uvetta.